Pensieri, parole, idee, commenti e… appunti di vita.:: blog di Antonio Cartello ::

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2010: Niente scuse! Stop alla povertà!

aprile 22, 2010   1 Commento

E’ giunto il momento in cui tutti devono pagare l’ICI

aprile 19, 2010   No Commenti

Il successo è …

E’ possibile utilizzare molti sistemi di misura
quando stai parlando di successo.
Puoi misurarlo con una casa fantastica,
una automobile costosa o dei vestiti.
Ma la misura del tuo vero successo
è una cosa che non puoi comprare.
E’ il modo in cui tuo figlio ti descrive
quando parla ad un amico.

Martin Buxbaum

marzo 22, 2010   No Commenti

Elezioni regionali 2010: istruzioni per l’uso.

marzo 18, 2010   No Commenti

Decreto interpretativo

Il giornalista Michele Serra su Repubblica di domenica 7 marzo 2010 così scrive.

“Avrei bisogno anche io di un «decreto interpretativo» che mi chiarisse, finalmente, perché ho sempre pagato le tasse. Perché passo con il verde e mi fermo con il rosso. Perché pago di tasca mia viaggi, case, automobili, alberghi. Perché non ho un corista vaticano di fiducia che mi fornisca il listino aggiornato delle mignotte o dei mignotti. Perché se un tribunale mi convoca (ai giornalisti capita) non ho legittimi impedimenti da opporre. Perché pago un garage per metterci la macchina invece di lasciarla sul marciapiede in divieto di sosta come la metà dei miei vicini di casa. Perché considero ovvio rilasciare fattura se nei negozi devo insistere per avere la ricevuta fiscale. Perché devo spiegare a chi mi chiede sbalordito «ma le serve la ricevuta?» che non è che serva a me, serve alla legge. Perché non ho mai dovuto condonare un fico secco. Perché non ho mai avuto capitali all’estero. Perché non ho un sottobanco, non ho sottofondi, non ho sottintesi, e se mi intercettano il peggio che possono dire è che sparo cazzate al telefono. Io – insieme a qualche altro milione di italiani – sono l’incarnazione di un’anomalia. Rappresento l’inspiegabile. Dunque avrei bisogno di un decreto interpretativo ad personam che chiarisse perché sono così imbecille da credere ancora nelle leggi e nello Stato”.

marzo 8, 2010   2 Commenti

Questa moto va da Dio!

febbraio 19, 2010   No Commenti

10 domande da non fare a un podista

Articolo tratta da “Correre” a cura di Andrea

Da quando è nata in voi la passione per la corsa e avete cominciato a raccontarla agli altri, vi sarà certamente capitato di sentirvi rivolgere alcuni quesiti e osservazioni a volte strampalati da chi non corre.
Alcune domande simpatiche, altre meno, fino ad arrivare ad affermazioni tali da lasciare completamente a bocca aperta. Di seguito ne elenco alcune fra le più comuni.

DOMANDA: Ho saputo che corri. Ma vai a fare la maratona di New York?
RISPOSTA: Sinceramente mi sfugge la corrispondenza biunivoca fra corsa e Maratona di New York…

DOMANDA: Hai fatto una gara domenica? Hai vinto?
RISPOSTA: Moralmente credo di sì…

DOMANDA: Ma perché vai a correre? Già così sei magro!
RISPOSTA: …

DOMANDA: Ma vai a correre con questo freddo/caldo?
RISPOSTA: In base alle tue considerazioni dovrei andare a correre non più di uno o due giorni l’anno.

DOMANDA: Quante volte devo correre la settimana per dimagrire?
RISPOSTA: Ho visto ultramaratoneti in sovrappeso.

DOMANDA: Ma la corsa è uno sport?
RISPOSTA: Sì, e pensa che a livello cardiocircolatorio è più stimolante del bridge!

DOMANDA: Perché invece che fuori non corri sul tapis roulant?
RISPOSTA: C’è la stessa differenza tra vedere un concerto in tv invece che dal vivo.

DOMANDA: Ma non hai paura a correre da solo da quelle parti?
RISPOSTA: Devono prima riuscire a prendermi… ;-)

DOMANDA: Ma dai, corri? Si vede che non ha proprio niente da fare!
RISPOSTA: …

DOMANDA (dell’automobilista alterato): Non avete niente di meglio da fare? Ma andate a lavorare!
RISPOSTA: Siamo in pausa caffè…

DOMANDA (della ragazza): Ma quando corri non ti porti dietro nemmeno il cellulare?
RISPOSTA (del ragazzo): Certo che no, se no mi rompi pure le balle mentre mi alleno… ;-)

febbraio 4, 2010   1 Commento

Focus sugli obiettivi e attività on line

foto

Ho deciso di destinare una maggiore quantità di tempo, durante le mie giornate, alla realizzazione degli obiettivi di vita e di lavoro che mi sono proposto di raggiungere.

Non intendo scrivere, in questa sede, di quali siano i miei principali obiettivi e di come mi stia impegnando per raggiungerli.
L’argomento “raggiungimento obiettivi” è solo la causa che mi ha spinto ad una decisione molto importante.

Ho verificato, e sto verificando sempre più sovente che, oltre ad una forte motivazione e ad una continua concentrazione verso i miei obiettivi, necessito sempre più di maggiore tempo a disposizione, da dedicare a questa importante attività.

Ho riflettuto e ho ritenuto che per ricavare il maggior tempo che mi necessita per questa serie di attività fondamentali, devo ridurre (e in alcuni casi azzerare) le ore dedicate ad alcune occupazioni che, pur essendo gradevoli da svolgere, non apportano nulla al mio bisogno di miglioramento.

Tra le occupazioni che svolgo abitualmente e che non sono qualitativamente significative, ma occupano parte del mio tempo quotidiano, vi sono alcune attività che svolgo on line.

Ho pertanto deciso che sospendo a tempo indeterminato:

  • le mie iscrizioni ai social network presso cui ho un account: Twitter, Facebook, Friendfeed, Linkedin
  • l’aggiornamento del mio blog personale
  • l’aggiornamento del blog del villaggetto in cui vivo
  • alcuni servizi on line che utilizzo raramente

Continuerò ancora a:

  • utilizzare il Reader per tenermi aggiornato, anche se ridurrò gradualmente il numero dei siti/blog che seguo
  • utilizzare Flickr e Youtube per pubblicare foto e video

Questa decisione non sta a significare un mio ripensamento sull’utilità di Internet e del Web in particolare.

Intendo semplicemente razionalizzare il mio tempo dedicato alle attività on line per focalizzarmi su attività per me basilari.

Non posso certo (e non voglio) fare a meno di utilizzare l’email, che rappresenta a mio giudizio il più potente dei servizi che Internet ci mette a disposizione.

E neppure intendo fare un passo indietro sull’aggiornamento e la continua implementazione dei servizi offerti tramite il mio sito di lavoro, a favore dei miei clienti.

In poche parole: taglio i rami secchi e dedico più tempo ad attività fondamentali.

gennaio 31, 2010   1 Commento

8 verità che possono migliorare la tua vita

verità

Articolo tratto da “Vivi Zen”.

Credo che ognuno di noi sia perfettamente consapevole del fatto che la vita ha i suoi ricorrenti alti e bassi: nulla di nuovo al riguardo. Tuttavia un aspetto che spesso tendiamo a trascurare è che il nostro atteggiamento verso queste alterne vicende della vita può davvero fare la differenza.

A volte è sufficiente comprendere ed accettare alcune verità di fondo per affrontare nel modo più sereno la realtà di tutti i giorni. Quelle che seguono sono alcune riflessioni che ho imparato a riconoscere come inevitabili verità con cui confrontarmi nella mia vita e il fatto di averle accettate ha rappresentato per me un decisivo momento di crescita personale.

1. Gli amici vanno e vengono

Quando frequentavo il liceo pensavo che gli amici di allora sarebbero rimasti vicino a me per tutta la vita. Ma finita la scuola alcune amicizie si sono perse. Lo stesso è accaduto durante l’università. Alcuni amici ora si sono trasferiti all’estero, alcuni rapporti si sono gradualmente spenti mentre altri si sono rinsaldati significativamente.

La realtà è che solo pochi amici rimarranno per sempre vicino a noi e tanti altri rapporti muteranno drasticamente nel tempo. Le persone che ti sono vicine ora, domani potrebbero essere lontane. E, al contrario, domani potresti avere accanto a te altre splendide persone, le meravigliose amicizie sono in fondo infinite.

2. Non otterrai sempre ciò che desideri

Quante volte, da bambini, ci è capitato di ricevere per il nostro compleanno un regalo diverso da quello che effettivamente desideravamo? Ricordate la delusione di quei momenti?

Inevitabilmente è una sensazione che nel corso della nostra vita si riproporrà più volte. Non avremo sempre la possibilità di ottenere ciò che vogliamo. Possiamo dare il massimo per guadagnarcelo ma a volte non ci riusciremo.

Le persone ti deluderanno, gli eventi prenderanno una piega negativa, ciò che desideravi a volte non sarà più disponibile. Prova allora a non cercare la tua felicità nel possesso di beni materiali e se le cose non vanno come vorresti, sforzati di imparare ad accettarle. La vita è troppo breve per continuare a lamentarsi.

3. Molte persone ti ameranno, ma molte altre no

Puoi essere una celebrità, un assiduo volontario della Caritas o semplicemente una persona normalissima, ci saranno sempre delle persone che ti ameranno per quello che sei, ma ci saranno sempre altre persone a cui non andrai a genio. A volte si tratterà di invidia o qualcosa di simile e a volte semplicemente non piacerai ad altri come persona.

Impara ad accettare che a non tutti potrai essere simpatico, che molti ti criticheranno per ciò che sei e per quello che fai. Cerca di imparare dalle critiche costruttive che ti vengono rivolte, ma per il resto ricorda che sei già perfetto così come sei. La tua autostima non dipende dal fatto di piacere a tutti.

4. Solo tu puoi trasformare la tua vita

Molte persone potranno fornirti un aiuto indispensabile in numerose occasioni. Il supporto degli altri potrà portarti lontano, ma solo fino a un certo punto, perchè l’ultimo passo per realizzare i tuoi sogni dovrai sempre compierlo tu.

Ognuno di noi ha il potere di trasformare la propria vita, se davvero lo desidera. Non saranno altri a farlo per noi. Il prossimo è un sostegno insostituibile dal punto di vista umano, ma tu impara a fare le cose da solo e a sapertela cavare in ogni situazione. L’artefice del tuo destino sei soltanto tu.

5. Sbaglierai spesso

Potrà trattarsi di esami, progetti, iniziative, relazioni, ma quel che è certo è che quasi inevitabilmente commetterai degli errori e fallirai, non raggiungerai gli obiettivi che ti eri prefisso. Capita a tutti, solo chi non agisce non sbaglia.

Potrai imparare molto dagli altri, ma spesso soltanto i tuoi fallimenti ti insegneranno le lezioni più importanti. Impara dai tuoi insuccessi ed utilizzali per guidarti verso il successo.

6. La pioggia a volte ti impedirà di giocare

In alcune situazioni avrai già indossato il costume e sarai pronto a giocare a beach volley ma all’improvviso inizierà a piovere. Non sempre le cose vanno come vorremmo. Prova allora a non stressarti per gli eventi che sono fuori dal tuo controllo. Impara a vivere le situazioni per come si presentano.

Agisci su ciò che è nella tua sfera di intervento, se lo ritieni opportuno, ma accetta ciò che non puoi cambiare. Alcuni eventi non puoi modificarli, ma puoi cambiare il modo in cui reagirvi.

7. Domani potrebbe non esserci

Incidenti stradali, malattie, infarti… in teoria anche la fine del mondo potrebbe arrivare domani. Tutti vorremmo forse vivere fino a cent’anni ma non per tutti questo è possibile. Ci sarà prima o poi un ultimo giorno anche per noi.

Sarà forse un consiglio banale e già sentito, ma prova a vivere ogni giorno al meglio, cerca di ricavarne il massimo che puoi. Assicurati che le persone a cui vuoi bene lo sappiano davvero, cerca di non preoccuparti troppo dei mille piccoli problemi e impegna il tuo tempo facendo le cose che davvero ami fare.

8. Qualcun altro avrà sempre di più

Potrà trattarsi di soldi, partner, amicizie, capacità, troverai sempre qualcuno che ha qualcosa più di te. Questo semplice dato non significa però che quel “qualcuno” sia più felice di te. La tua felicità non è legata all’avere.

Leggendo la biografia di qualsiasi personaggio famoso, si evince facilmente che la cosa che più li diverte è il modo in cui ottengono il proprio denaro, non il denaro in sè o l’utilizzo che possono farne. In altre parole, cerca di focalizzarti su ciò che ami fare, il resto verrà di conseguenza.

gennaio 24, 2010   No Commenti

Father forgets

Tratto dal libro Come trattare gli altri e farseli amici scritto da Dale Carnegie nel 1936.

Father Forgets è uno di quei brani che, buttato giù in un momento di sincerità, tocca il cuore a cosi’ tanti lettori da diventare un classico. Dal suo primo apparire è stato riproposto”, scrive il suo autore W. Livingstone Larned, “in centinaia di riviste e giornali in tutto il paese. E’ stato stampato in quasi tutte le lingue esistenti. Ho dato personalmente il permesso a centinaia di persone desiderose di leggerlo a scuola, in chiesa, a teatro. E’ stato trasmesso in innumerevoli occasioni su tutte le reti televisive. E’ stato anche ristampato sui periodici e le riviste di molte scuole. A volte un breve scritto raggiunge inaspettatamente il massimo della popolarità: e questo è il caso del mio brano”.

mani

Ascolta, figlio: ti dico questo mentre stai dormendo con la manina sotto la guancia e i capelli biondi appiccicati alla fronte. Mi sono introdotto nella tua camera da solo: pochi minuti fa, quando mi sono seduto a leggere in biblioteca, un’ondata di rimorso mi si è abbattuta addosso, e pieno di senso di colpa mi avvicino al tuo letto.

E stavo pensando a queste cose: ti ho messo in croce, ti ho rimproverato mentre ti vestivi per andare a scuola, perché invece di lavarti ti eri solo passato un asciugamano sulla faccia, perché‚ non ti sei pulito le scarpe. Ti ho rimproverato aspramente quando hai buttato la roba sul pavimento.

A colazione, anche lì ti ho trovato in difetto: hai fatto cadere cose sulla tovaglia, hai ingurgitato cibo come un affamato, hai messo i gomiti sul tavolo. Hai spalmato troppo burro sul pane e, quando hai cominciato a giocare ed io sono uscito per andare a prendere il treno, ti sei girato, hai fatto ciao ciao con la manina e hai gridato: “Ciao, papino!” e io ho aggrottato le sopracciglia e ho risposto: “Su diritto con la schiena!”

E tutto è ricominciato nel tardo pomeriggio, perché‚ quando sono arrivato eri in ginocchio sul pavimento a giocare alle biglie e si vedevano le calze bucate. Ti ho umiliato davanti agli amici, spedendoti a casa davanti a me. “Le calze costano, e se le dovessi comperare tu, le tratteresti con più cura!”.

Ti ricordi più tardi come sei entrato timidamente nel salotto dove leggevo, con uno sguardo che parlava dell’offesa subita? Quando ho alzato gli occhi dal giornale, impaziente per l’interruzione, sei rimasto esitante sulla porta. “Che vuoi?”, ti ho aggredito brusco. Tu non hai detto niente, sei corso verso di me e mi hai buttato le braccia al collo e mi hai baciato e le tue braccine mi hanno stretto con l’affetto che Dio ti ha messo nel cuore e che, anche se non raccolto, non appassisce mai. Poi te ne sei andato sgambettando giù dalle scale.

Bè, figlio, è stato subito dopo che mi è scivolato di mano il giornale e mi ha preso un’angoscia terribile. Cosa mi sta succedendo? Mi sto abituando a trovare colpe, a sgridare; è questa la ricompensa per il fatto che sei ancora un bambino, non un adulto? Non che non ti volessi bene, beninteso: solo che mi aspettavo troppo dai tuoi pochi anni e insistevo, stupidamente, a misurarti con il metro della mia età.

E c’era tanto di buono, di nobile, di vero, nel tuo carattere! Il tuo piccolo cuore così grande com’è l’alba sulle colline. Lo dimostrava il generoso impulso di correre a darmi il bacio della buonanotte. Nient’altro per stanotte, figliolo. Solo che son venuto qui vicino al tuo letto e mi sono inginocchiato, pieno di vergogna. E una misera riparazione, lo so che non capiresti queste cose se te le dicessi quando sei sveglio. Ma domani sarò per te un vero papà. Ti sarò compagno, starò male quando tu starai male e riderò quando tu riderai, mi morderò la lingua quando mi saliranno alle labbra parole impazienti. Continuerò a ripetermi, come una formula di rito: “E ancora un bambino, un ragazzino!”

Ho proprio paura di averti sempre trattato come un uomo. E invece come ti vedo adesso, figlio, tutto appallottolato nel tuo lettino, mi fa capire che sei ancora un bambino. Ieri eri dalla tua mamma, con la testa sulla sua spalla. Ti ho chiesto sempre troppo, troppo.

Beh! Credo che non ci sia nulla da aggiungere.
Essendo papà anch’io ho molto apprezzato il coraggio del papà nell’ammettere il proprio errore, peraltro molto diffuso tra i genitori (me compreso).

La morale del racconto, a mio avviso, è questa: non bisogna criticare gli altri, non serve a nulla se non a ferire l’orgoglio delle persone, anche di quelle a cui vogliamo più bene!
Personalmente l’ho inserito tra i miei propositi per il nuovo anno.

Cosa ne pensi? Sia che tu lo legga per la prima volta oppure che tu lo rilegga, quali emozioni ti ha suscitato la lettura di questo racconto?

gennaio 9, 2010   3 Commenti